Mi giro e faccio il bilancio delle ore passate in fila ad aspettare il turno dal medico di guardia. Aspetto silenziosa su una panchina di metallo opaco buona per le villette comunali scrostate dalla salsedine e dai coltellini svizzeri che dissolvono vernici e frasi evanescenti. abbraccio a mani conserte i miei seni cadenti cosi trattengo il respiro per avere la certezza che se dovessero ricadere avrei un buon motivo per sospirare.
Intanto ho le gote rose e un singhiozzo impertinente che mi fa sobbalzare sulla mia bella gonna di percalle nera. digrigno i denti e mi concentro sulla luce al neon bianca che si perde sui titoli delle riviste mediche e riflette tutto il mio disagio nel leggere di ventilazione meccanica a pressione positiva delle vie aeree quando io non ho mai volato nè tantomeno atterrato su una pista lucente di macadam.
Mi concentro sulle caratteristiche opzionali di macchinari innovativi nella diagnosi sulla sindrome delle apnee ostruttive nel sonno e anche qui sorrido e provo una certa vertigine nel ricordare le mie immersioni subaquee nella piscina comunale quando avevo deciso che fosse prioritario imparare a nuotare per semplificare le discussioni con mio marito senza affondare in melmosi controsensi.
Aspetto e leggo a bassa voce la targhetta lucente sulla porta di truciolato marrone: dott. alvaro siza, medico chirurgo specialista in medicina del lavoro escluse perdite patrimoniali e atti invasivi.





















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