La liberazione di Kabul, il conflitto afgano, le donne col burqua, l’alleanza del nord, sono il filo conduttore delle fotografie di Ron Haviv, pluripremiato fotoreporter che non poteva mancare ( anche lui!) dal dare un contributo alla comprensione di un area così martoriata come quella del paese asiatico.
E in effetti sono questi i temi che dopo l’undici settembre sembrano appassionare il pubblico occidentale. Così anche Ron si butta nella mischia e gira le città europee con queste fotografie tutte rigorosamente digitali per aiutarci a capire cosa succede tra le montagne afgane.
Le foto sono indubbiamente di grande effetto, con cieli azzurrissimi e sangue grondante, ma quello che proprio non ci va giù è la ricerca ossessiva della bella fotografia che risulta di grande impatto per la violenza che “naturalmente”una guerra produce.
Ron Haviv ha vissuto per due mesi accanto ai soldati dell’alleanza del nord, fino alla liberazione di kabul accompagnato nel suo viaggio dalla giornalista Ilana Ozernoy con cui racconta una guerra fatta come tutte le guerra di grande sofferenza. Descrive le tensioni dei combattenti, l’attesa degli attacchi, il percorso verso l’espugnazione della capitale, ma è una descrizione superficiale, che non mostra niente di più di quanto ogni giorno vediamo sui telegiornali. Insieme alla Ozernoy traccia il ritratto di un territorio di straordinaria bellezza, di una natura prorompente in cui emerge il contrasto tra la devastazione di un paese fortemente provato dai ben noti avvenimenti politici e la speranza di una rinascita. L’occhio di Haviv ha registrato e fermato i frammenti di una storia, ma si è limitato semplicemente a registrare senza scandagliare a fondo le tensioni e i dissidi che attraversano questa parte di mondo.






















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